Sunday, October 31, 2010

Break the chain

Continua a piovere. La gente è stanca, svogliata, avviluppata dalle coperte. Il freddo morde.
Le dita stanche non si alzano neppure per schiacciare i tasti di un telefonino consumati da tante cazzate.
"che facciamo?" "piove, nulla"
Rispondere è faticoso. Il fiume è alto.

Ma il calore umano scorre. Sono ancora vivo. E mi sento bene.
Guardo due occhietti marroni. Mi sento a casa.
A volte mi imbarazzano. Devio lo sguardo. Ma non resisto a lungo. Ormai mi drogo di quella sensazione.
Studio. I dettagli. Mi sembra che un disegno superiore li abbia plasmati. Sono buffi. Sono genuinamente armonici.
Mi faccio cullare da quella sensazione. E' bella.
E se dicessi la cosa sbagliata e facessi di nuovo casini? No, non succederà. O succede talmente spesso che nessuno se ne accorge. In ogni caso, va bene così. Siamo lì da tanto. A me sono sembrate forse un paio d'ore. Meno. E' indffarato. Ha mille cose da fare. Si muove goffamente. E' quello. E' bello.
Non ho altri aggettivi.

E' un post alla cazzo, fondamentalmente.

"siamo da soli nel mio ufficio. non ci sono testimoni. Spero non sia un problema"
Con la mia solita faccia da cazzo "hehe, finchè non ci scappa il morto, no"
Espressione incuriosita. Passano 3 secondi buoni. poi la capisce.
Ride di gusto.

Ah si, scena memorabile.

"e lei mi può indicare con il curore del mouse dov'è l'attività di WUS?"
"eh si, è..."
Il mouse non è uno qualunque, è uno di quelli del mac. Ignoro la sensibilità della rotellina centrale.
Le slide scorrono inavvertitamente. Vedo un'espressione di rabbia sul volto dell'esaminatore.
Ci riprovo.
Di nuovo. Il medio finisce sulla rotellina.
Lui sbuffa, seriamente infastidito. e riporta la slide a quella giusta.
Ci riprovo.
Di nuovo. Il dito medio finisce sulla rotellina.
L'adrenalina scorre, la rabbia si palesa.
"Non deve toccare la rotella del mouse!! Se la tocca le slide scorrono!"
"haha, no scusi"
Sono trascorsi 60 minuti. Lunghi, frustranti.
Forse è meglio finirla.
Sarà per la prossima volta.

Guardo un video: il sistema non è l'unico sistema, ma uno dei tanti. Anzi, il peggiore.
Vedo una bambina che piange. un pianto forte.
Mangia una volta ogni due giorni.
Mi prende quel groppone alla gola.
Mi prometto di non restare inerte. Di dirlo a tutti. Non ci si arrende.
Si combatte. Senza le armi. Senza il debito.

Devo leggere libri sull'argomento. Ormai sono fissato.

Lo schiavo non è tanto quello che ha la catena al piede, quanto quello che non è più capace di immaginarsi la libertà.